Thomas Bertacchini

Toscano di nascita e genovese d’adozione, collabora con testate giornalistiche online occupandosi del presente e del passato della Juventus, raccontando inoltre storie di calcio nazionale ed internazionale.

Giampiero Boniperti e il primo goal in bianconero

In quel lontano 8 giugno 1947 l’allenatore della Juventus si chiamava Renato Cesarini, mentre Giampiero Boniperti era un ragazzino alle prime armi. Esattamente sessantasei anni fa lo stesso Boniperti mise a segno la sua prima rete in serie A con la maglia della Juventus. Accadde allo stadio “Luigi Ferraris” di Genova, nella gara disputata dai bianconeri contro la Sampdoria di Gian Battista Rebuffo. L’Italia calcistica all’epoca viveva sotto la dittatura del Grande Torino, guidato in campo da Valentino Mazzola, capocannoniere del torneo con ventinove goals all’attivo. I granata si apprestavano a conquistare il terzo scudetto consecutivo, quello che attualmente è diventato il sogno ricorrente di Madama. Nella manifestazione che aveva visto la rinascita del Modena (i gialloblù si classificarono infatti al terzo posto) stava quindi nascendo una stella di valore assoluto ... continua a leggere
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Nils Liedholm, un ‘Barone’ per il calcio italiano

Quando se ne andò, il 5 novembre 2007, furono in molti a sostenere che con il passare del tempo la sua assenza si sarebbe avvertita moltissimo. Perché di gentiluomini - anzi, di "Baroni" - come lui ancora oggi il mondo del calcio ne avrebbe bisogno a dosi industriali. "L'allenatore di calcio è il più bel mestiere del mondo, peccato che ci siano le partite", amava ripetere Nils Liedholm sin dal momento in cui appese le scarpette al chiodo. Quegli strumenti del mestiere che seppe usare benissimo nel corso della prima parte della sua vita calcistica. Con garbo e ironia riusciva a strappare improvvisi sorrisi al dirimpettaio di turno: "Di solito provo in partita gli schemi che poi mi riescono perfettamente in allenamento". Era stato un grande calciatore e questo lo aveva aiutato a riconoscere quei giovani che in futuro avrebbero intrapreso la stessa strada scelta da lui: "Con Ancelotti ci facciamo ... continua a leggere
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Gustavo Alfredo Neffa e l’appuntamento mancato con la Signora

Era il 18 marzo 1990, mancavano pochi minuti al fischio d'inizio dell'incontro tra Cremonese e Lecce valevole per la ventinovesima giornata del campionato di serie A. Il noto giornalista Franco Costa si avvicinò a Gustavo Alfredo Neffa, talentuoso ragazzino paraguaiano momentaneamente parcheggiato dalla Juventus al club lombardo, facendogli notare che sino a quel momento non aveva ancora segnato alcun goal in maglia grigiorossa. "Speriamo arrivi oggi", fu la sua risposta. I due conclusero così, sorridendo, la loro veloce chiacchierata. Trascorsero appena ventidue minuti di gioco e quella speranza diventò realtà. Il pubblico dello stadio "Giovanni Zini" poté finalmente applaudire una rete del giovane numero nove, abile ad impossessarsi del pallone in prossimità dell'area di rigore degli ospiti, ad eludere l'uscita di Terraneo per poi depositarlo nella porta avversaria rimasta sguarnita. ... continua a leggere
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Hristo Stoichkov, un Pallone d’Oro a Parma

Il primo giocatore bulgaro a sbarcare in serie A fu Nikolaj Stefanov Iliev. Lo aveva ingaggiato il Bologna nel 1989, su esplicita richiesta di Luigi Maifredi. Il tecnico non aveva dato peso a quanto era accaduto in occasione di una gara di Coppa dei Campioni tra il Milan ed il Vitosha Sofia, la squadra nella quale militava il difensore. In quella partita avrebbe dovuto francobollare Marco Van Basten, ma la punta rossonera riuscì a segnare la bellezza di quattro reti (6 ottobre 1988). Andrà meglio con il secondo, avranno pensato con ogni probabilità in Bulgaria all'epoca in cui il campionato italiano era considerato l'ombelico del mondo calcistico. E avranno pure tirato un sospiro di sollievo nell'apprendere la notizia del trasferimento di Hristo Stoichkov, pallone d'Oro nel 1994, alla corte del Parma di Calisto Tanzi. Il quale, tirato in ballo in merito all'esplosione dei costi sostenuti dai clu ... continua a leggere
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William Garbutt, il primo allenatore professionista in Italia

Nereo Rocco, l'indimenticato Paròn, al temerario che provava ad avvicinarsi a lui chiamandolo “mister” riservava sempre la stessa risposta: “Mister a chi, muso de mona? Mi son il signor Rocco”. La parola “mister” è sbarcata nel nostro paese nell'estate del 1912, allorquando l'inglese William Garbutt – dopo aver sposato Anna Marie Stewart (29 novembre 1911) ed essere diventato padre del piccolo Stuart (15 aprile 1912) – raggiunse il porto di Genova. Si era trasferito sotto la Lanterna per guidare il Genoa Cricket and Athletic Club. La società ligure lo aveva ingaggiato quando ancora non esisteva il professionismo grazie ai sotterfugi messi in atto da George Davidson, un suo dirigente, per eludere le regole della federazione. Nato il 9 gennaio 1883, Garbutt era stato costretto ad abbandonare l'attività agonistica a soli 29 anni a causa di un infortunio patito in una gara disputata ... continua a leggere
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Pierluigi Pizzaballa, il portiere introvabile

Pierluigi Pizzaballa, classe 1939, nell'arco della propria carriera ha difeso la porta dell'Atalanta, della Roma, del Verona e del Milan, prima di concluderla ancora tra i pali dell'Atalanta. Il suo cuore, in realtà, è sempre rimasto a Bergamo. L'amore che provava verso quei colori era talmente grande da spingerlo a compiere i gesti più impensabili. Ecco, ad esempio, cosa accadde il 20 maggio 1973 mentre difendeva i colori gialloblù, raccontato dalla viva voce del protagonista: "Quel giorno ero preoccupato. Il Verona segnava e segnava, il Milan stava perdendo lo scudetto, ma io pensavo all'Atalanta che stava retrocedendo e, quando i miei compagni andavano su in attacco, mi facevo prestare la radiolina da un raccattapalle". Nel corso dell'estate successiva a quella famosa gara si era poi trasferito proprio in rossonero. A distanza di anni confessò lo stato d'animo che lo aveva accompagnato in ... continua a leggere
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Costantino Rozzi e l’Ascoli delle meraviglie

Suonava il violino per passione, si era diplomato geometra e da giovane, per non restare con le mani in mano durante il tempo libero, dava ripetizioni ai propri compagni di scuola. Gratuitamente, perché si trattava di una persona generosa. Costantino Rozzi era nato ad Ascoli Piceno l'11 gennaio 1929. Costruttore edile, proprietario di alberghi e produttore di vini, era diventato noto al grande pubblico nella figura di presidente dell'Ascoli Calcio. Per raccontare il suo approccio con il mondo del pallone si può citare il famoso proverbio "chi disprezza compra". Abitava vicino allo stadio della sua città ed era infastidito dall'incredibile aumento del traffico che si verificava in quella zona ogni fine settimana, tanto da domandarsi: “Ma chi sono quei pazzi che trascorrono la domenica pomeriggio dentro uno stadio per vedere la partita?”. Erano quei tifosi ai quali lui stesso avrebbe poi regal ... continua a leggere
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Italia – Brasile, 5 luglio 1982: dietro le quinte di una gara leggendaria

E' passata alla storia come una delle più grandi imprese compiute dalla nazionale italiana di calcio, ma chi ha avuto la fortuna di seguire in diretta i campionati mondiali disputati in Spagna nel 1982 non può aver dimenticato come gli azzurri quel 5 luglio, allo stadio "Sarrià" di Barcellona, sembrava fossero destinati ad abbandonare la manifestazione. Per accedere alla semifinale, infatti, occorreva loro una vittoria a tutti i costi contro il fortissimo Brasile. Superato con enormi difficoltà il turno iniziale, nella seconda fase l'Italia si era ritrovata in un gruppo composto dai verdeoro e dai campioni in carica dell'Argentina, sconfitti nelle prime due gare sia dagli uomini di Bearzot (1-2) che da quelli di Telê Santana (1-3). La differenza reti, però, premiava questi ultimi. Terminato l'incontro con gli argentini, Enzo Bearzot aveva successivamente imposto ai suoi ragazzi di seguir ... continua a leggere
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Nereo Rocco, il Paròn

  Vigilia di un Padova-Juventus di molti anni fa, un giornalista si era avvicinato al tecnico dei veneti dicendogli: "Vinca il migliore". La sua risposta, immediata, non aveva lasciato spazio ad ulteriori repliche: "Ciò, speremo de no". In queste parole c'è tutto Nereo Rocco, il Paròn. Descritto da chi ha avuto modo di conoscerlo, era proprio così: diretto, sincero, trasparente. Nato nel 1912, figlio di un macellaio e nipote di un cambiavalute di Vienna, ha portato il cognome Rock sino al 1925. Costretto ad italianizzarlo per motivi di lavoro durante il periodo fascista, iniziò la sua seconda vita, quella legata al pallone, facendosi conoscere come Rocco.  Calciatore, allenatore, uomo. Soprattutto uomo. Le vittorie ottenute da sportivo restano in bella evidenza nel palmarès, il ricordo della sua straripante personalità è rimasto vivo nel cuore quanti hanno condiviso con lui gioie e dolori de ... continua a leggere
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Giuseppe Meazza, da Porta Vittoria alla conquista del mondo

"Il pallone è il mio amore: perché devo trattarlo male?". Per tracciare il profilo di un fuoriclasse a volte basta semplicemente mettere in evidenza alcune delle parole da lui pronunciate. Questa considerazione vale anche per Giuseppe Meazza, detto "Peppìn", “Peppino”, "Pepp" o "Pinella", uno dei più grandi calciatori della storia del calcio italiano. A dire la verità possedeva anche un altro soprannome, "Balilla", dovuto ad un aneddoto relativo al suo esordio con la maglia dell'Inter, a Como, nella coppa Volta. Scovato da Fulvio Bernardini e lanciato in prima squadra dal tecnico ungherese Árpád Weisz, la sua presenza nell'undici iniziale nel corso di quella manifestazione aveva provocato una battuta del compagno di squadra Leopoldo Conti: "Adesso facciamo giocare anche i Balilla!". In tutta risposta Meazza aveva messo a segno una doppietta. All'uscita dal campo lo stesso Conti lo prese ... continua a leggere
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